lettura scenica
DI T. S. ELIOT
con
Francesco Colucci
Daniela Frigione
Anna Montanari
Beppe Soggetti
Voce
Paola levi
contrabbasso e musiche
Michele Montanaro
Regia
Francesco colucci
Tommaso Beckett, normanno di stirpe, alla morte
del sovrano Enrico I si adoperò affinché il trono
inglese fosse assegnato a Enrico II il Plantageneto, nipote
di Enrico I. Ma quando divenne Arcivescovo (1162), entrò
in contrasto con il nuovo re Enrico II, convertendosi totalmente
agli interessi della Chiesa. Tommaso ed Enrico divennero così
“fratelli rivali” ed il re, in lotta con il potere
spirituale, accusò l’Arcivescovo di essersi appropriato
di benefici ottenuti illegalmente.
L’azione si svolge nel dicembre 1170. Tommaso è
appena rientrato in Inghilterra, dopo un esilio di sette anni.
I sicari del re non tardano a manifestarsi: giungono al suo
cospetto quattro baroni, minacciandolo di morte e intimandogli
di allontanarsi dal regno. I sacerdoti del Tempio tentano inutilmente
di salvare l’Arcivescovo, spingendolo alla fuga: Tommaso
Beckett, dopo un dissidio interiore causato dalla difficile
scelta tra il potere temporale e quello spirituale, si oppone
alla salvezza terrena al grido “disserrate le porte”.
I quattro cavalieri non si fanno attendere e irrompono nella
Cattedrale per compiere il gesto estremo.
Voci. Sono le voci della memoria e del sogno, evocate da uno
strumento musicale abbandonato in uno scantinato dove giacciono
anche spartiti e leggii. Da questo suono inizialmente incerto,
profondo e lugubre, prendono vita i canti che scivolavano tra
le navate delle cattedrali, e le parole delle donne di Canterbury
pronte a testimoniare l’accaduto. Si materializzano le
voci della tentazione, che albergano nella mente di Beckett
fino alla sua decisione ultima. Si alza la voce di Tommaso Beckett
che è a tratti orgogliosa, impaurita, infine fortificata
dalla scelta spirituale, sostenuta da quella concitata del sacerdote
e contrastata da quella minacciosa del cavaliere sicario.